Vai al contenuto
Home » Notizie dall’osservatorio » Medio Oriente: primi effetti sul traffico aereo

Medio Oriente: primi effetti sul traffico aereo

aeroporti veneto
Da una panoramica globale sulla situazione geo-politica ai più recenti dati sui voli del polo Nordest Italia, resi disponibili grazie alla collaborazione con SAVE.
Gli impatti sul turismo

Oltre 43 mila i voli cancellati, 7,5 milioni di passeggeri a terra e un danno stimato di almeno 1,6 miliardi sono solo i primi numeri che raccontano dell’impatto del conflitto in Medio Oriente sulla mobilità e indirettamente sul turismo.

Ad oggi è prematura qualsiasi considerazione al riguardo, ma le stime del World Travel & Tourism Council, delineano una situazione da attenzionare, calcolando che il conflitto genera perdite che superano i 600 milioni di dollari al giorno tra voli cancellati, viaggi rinviati e blocchi parziali dello spazio aereo.

Come si stanno attivando le compagnie aeree

E anche se in Europa, come in Asia, decine di compagnie hanno acquistato nei mesi scorsi — e a prezzi «calmierati» — più della metà del cherosene necessario almeno per il primo semestre di quest’anno (per esempio, Virgin Australia ha già prenotato l’85% del jet fuel richiesto, Air New Zealand l’83%, Ryanair l’80%, Lufthansa il 75%) il caro prezzi dei voli dovuto agli aumenti del prezzo del carburante è già una realtà.

Le ricadute sul nostro Paese

Gli effetti si avvertono anche in Italia, dove le agenzie di viaggio stanno registrando un’ondata di cancellazioni e rinvii. Secondo i dati dell’Osservatorio di Fiavet Confcommercio, il settore ha già perso oltre 222 milioni di euro di fatturato. Per una singola agenzia la perdita media sfiora i 39mila euro, ma nelle strutture più grandi i mancati incassi possono superare i 70mila euro.

Le ricadute su altre destinazioni internazionali

L’altra faccia della medaglia è che molte destinazioni asiatiche e dell’Oceano Indiano dipendono dai collegamenti che transitano dagli hub del Golfo. Paesi come Thailandia, Maldive, India, Australia o Cina risultano quindi indirettamente coinvolti nella crisi, perché molti dei collegamenti più utilizzati dai viaggiatori europei passano proprio da quell’area. Secondo Mabrian, ci sono già i primi segnali che una parte della domanda che normalmente si dirige verso il Medio Oriente potrebbe essere reindirizzata verso destinazioni europee percepite come più sicure e consolidate, come Spagna, Italia o Grecia.

Focus su Aeroporti Nordest Italia

Ad oggi non è possibile misurare i riflessi del conflitto su Italia e destinazioni venete, ma il rischio che la crescita del traffico areo, conclamata all’inizio del 2026, possa subire una frenata è concreto.

Gli aeroporti di Verona e Venezia hanno chiuso il mese di febbraio con aumenti a doppia cifra, + 20% nei primi due mesi dell’anno nella città scaligera e +12% a Venezia. Il mercato domestico e l’Europa fanno da traino. A Verona il primo mercato internazionale è la Gran Bretagna, a Venezia primeggia la Spagna e poi Gran Bretagna e Francia.

La domanda cinese

Ma l’interesse per le rotte di lungo raggio non è in discussione. Proprio nei giorni dal 13 al 20 marzo, al Terminal 2 dell’aeroporto di Shanghai Pudong è stata inaugurata oggi la “Venice Week”, in uno spazio in cui transitano quotidianamente circa 35-40mila passeggeri. Il volo diretto operato da China Eastern Airlines, che fin dal suo debutto ha registrato un load factor superiore all’80%, passa dal 29 marzo a 5 frequenze settimanali.

Del resto, i dati comunicati da Save in questa occasione sono chiari: il 78% dei passeggeri cinesi, nella scelta di Venezia come meta di viaggio, dichiara di essere stato molto influenzato dall’esistenza del volo diretto e per il 65% di loro si tratta del primo viaggio in Italia.

 

Per approfondimenti consulta qui la nota mensile di SAVE