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L’enogastronomia e lo sviluppo del settore

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SETTEMBRE 2022  LA SESTA CONFERENZA MONDIALE SULL’ENOTURISMO

Un appuntamento da non mancare quello sul turismo del vino che si terrà i prossimi 19-20-21 settembre ad Alba, in provincia di Cuneo. L’evento, organizzato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) col patrocinio del Governo Italiano, vedrà infatti protagonisti rappresentanti del mondo istituzionale e addetti ai lavori impegnati a individuare le chiavi per lo sviluppo di un settore che per il nostro Paese risulta essere strategico.

L’enogastronomia insieme alla cultura e al clima rappresenta un connotato fondante della nostra marca nazionale; una precondizione indispensabile, un “retrogusto memorabile, ed insieme una motivazione di scelta.

Secondo un’indagine realizzata sugli operatori specializzati nell’offerta enoturistica italiana all’estero, si evince un crescente interesse al di là dei nostri confini sull’offerta enoturistica rappresentata dal nostro Paese. In particolare, la Toscana risulta in cima alla classifica delle preferenze degli intervistati (53%) a cui seguono il Piemonte (29%) e la coppia rappresentata dalla Sicilia e dal Veneto (5% ciascuno). Queste regioni insieme alla Puglia stanno conquistando nuovi mercati in Europa e oltre Oceano.

La richiesta di tour e proposte multiregionali, inoltre, sottolinea l’importanza di creare delle collaborazioni strategiche tra gli operatori in grado di sviluppare prodotti enoturistici che escano al di fuori dei confini di ogni singola regione. 

Se il Covid aveva portato le cantine a “esporsi” nel web con le “virtual wine experience”, è altrettanto vero che il ritorno in cantina da parte dei turisti è già nei numeri che caratterizzano il settore: un quarto dei tour operator stranieri intervistati ha già superato i livelli pre-pandemici.  

Del resto l’offerta italiana è unica. Secondo il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, la ricchezza del patrimonio nazionale enogastronomico è caratterizzata dal primato europeo di certificazioni (IG) – ben 901 – tra prodotti agroalimentari e vitivinicoli. L’Emilia-Romagna ha il maggior numero di prodotti agroalimentari certificati (47) seguita dalla Sicilia e dal Veneto (entrambe 39). Tra i prodotti vitivinicoli invece, il podio è composto dal Piemonte (59), Toscana (58) e dal Veneto (53). 

Fra i prodotti agroalimentari più rappresentativi del patrimonio italiano si trovano vino e olio. Nel 2021 erano 81.741 le imprese agricole che coltivavano uva; di queste la maggior parte si concentrava in Veneto (16,4%), Sicilia (15,9%) e Puglia (13,5%). 

Infine, nonostante la tradizione anche turistica legata alla birra italiana non sia di rilievo internazionale, negli ultimi anni ha dimostrato un certo dinamismo: in Italia ci sono 756 imprese produttrici concentrate in Lombardia (128), Piemonte (72), Veneto e Toscana (entrambi a 65). 

Le esperienze enogastronomiche più prenotate online vengono effettuate dagli Stati Uniti a cui seguono Italia, Regno Unito, Paesi Bassi e Germania; le regioni più prenotate invece risultano essere la Toscana, il Lazio, il Veneto, la Campania e la Sicilia. 

Per quanto concerne l’offerta enogastronomica museale, inoltre, nel Bel Paese vi sono 129 musei del gusto, primato europeo davanti a Spagna (107) e Francia (88). Le strutture sono diffuse nel territorio italiano in 18 regioni su 20 ed il primato spetta al Piemonte (20), seguito da Emilia-Romagna (18) e Veneto (13)

 Infine una “svolta” sulle tendenze dei consumi degli italiani in materia di cibo arriva dal rapporto Coop 2022 appena presentato. A fronte della situazione mondiale corrente, il mercato italiano, nonostante la  spinta a rialzo dei prezzi, è al momento l’unico a mantenere un trend positivo dei “volumi”. 

A riguardo però, in modo inatteso, la spending review degli italiani per la prima volta da decenni non tocca il cibo: sono infatti 24 milioni e mezzo gli italiani che nonostante l’aumento dei prezzi non sono disposti a scendere a compromessi nelle loro abitudini alimentari, e nei prossimi mesi prevedono di diminuire semmai la quantità ma non la qualità del loro cibo.